Basi del color grading per un look filmico
Gran parte di ciò che si chiama look filmico è una relazione tra colori, non un colore. Quando riesci a vedere come ombre, mezzitoni e alte luci vengono spinti in direzioni diverse, puoi costruire il look con intenzione in tre o quattro mosse invece di frugare tra i preset.
Le tre zone e perché si gradano separatamente
Gli strumenti di grading dividono l'immagine in lift (ombre), gamma (mezzitoni) e gain (alte luci). Questa divisione esiste perché la pellicola non sposta il colore in modo uniforme: un'emulsione può avere insieme una dominante verde-ciano nelle ombre, pelle neutra nei mezzitoni e alte luci calde. Regolare il bilanciamento generale non può produrlo, ed è per questo che una foto tinta di caldo sembra arancione mentre una foto gradata sul caldo sembra pellicola. Impara a guardare un'immagine e a dire cosa fa ogni zona prima di toccare qualsiasi cosa.
Split toning: la mossa singola più utile
Spingi le ombre da un lato e le alte luci dall'altro e l'immagine guadagna subito profondità. Ombre fredde con alte luci calde è la combinazione classica: imita sia la pellicola luce diurna sia il modo in cui il nostro occhio legge l'ombra come blu e il sole come oro. L'inverso, ombre calde e alte luci fredde, dà quella sensazione un po' malaticcia e nostalgica usata nei film in costume. Tieni entrambe le mosse piccole: pochi gradi di tinta e un po' di saturazione bastano, e se la separazione si nota sembrerà un filtro.
Il contrasto è una curva, non un cursore
Alzare un cursore di contrasto allontana tutto dal grigio medio e taglia entrambe le estremità. La pellicola invece comprime gli estremi: ammorbidisce l'uscita delle alte luci e solleva leggermente i neri più profondi, per questo i neri della pellicola sono raramente neri puri. Riprodurlo significa una curva a S con spalla morbida e piede sollevato — proprio quel punto di nero sollevato fa leggere l'immagine come una stampa e non come uno schermo. Deve anche reggere sullo schermo di un telefono in pieno giorno, quindi non schiacciare le ombre fino al nulla.
La saturazione non è un solo controllo
La pellicola non satura tutto allo stesso modo. Gli incarnati restano relativamente trattenuti mentre verdi e blu si spostano e si intensificano: per questo un fotogramma filmico può essere ricco senza diventare da cartone animato. Lavorare la saturazione per tinta invece che con un cursore globale è la differenza tra un'immagine gradata e una gonfiata. Se ricordi una sola regola: proteggi la pelle, lascia che sia l'ambiente a portare il colore.
Domande frequenti
Che differenza c'è tra correzione colore e grading?
La correzione rende l'immagine tecnicamente neutra e coerente: sistemare bilanciamento del bianco ed esposizione perché tutte le riprese combacino. Il grading è lo strato creativo applicato dopo. Farlo nell'ordine sbagliato è il motivo per cui certi look si sfaldano su una serie di foto: gradare prima di correggere fa derivare ogni fotogramma in modo diverso.
Gradare prima o dopo aver aggiunto la grana?
Prima gradare, grana per ultima. La grana applicata prima del grading viene trascinata dalla trasformazione del colore e può colorarsi o macchiarsi; applicata per ultima si posa sull'immagine finita come si posa in una stampa.
Perché il mio grading appare diverso su un altro schermo?
Perché gli schermi dei telefoni variano per punto di bianco e luminosità, e molti applicano un proprio incremento di contrasto. Valuta un grading su più di un dispositivo e diffida di qualsiasi look che funzioni solo a piena luminosità in una stanza buia.
Qual è il modo più rapido per rendere un look più filmico senza rovinare l'incarnato?
Tieni prima il split toning contenuto, poi regola la saturazione per tonalità invece che globalmente; la pelle vive soprattutto nella gamma rosso-arancio, e lasciare quella gamma intatta da sola fa la differenza più grande.
Guardalo sulla tua fotocamera. CAMCAM esegue la simulazione della pellicola come shader dal vivo sulla fotocamera del telefono. Non viene caricato nulla: il look è calcolato sul dispositivo, fotogramma per fotogramma.
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